Minerali e cave

I Monti della Tolfa sono rinomati per la presenza di tantissimi minerali, ben 56 specie diverse, ma quello più presente e importante dal punto di vista economico, storico e anche culturale fu l’alunite, da cui si estrae l’allume. L’allume è un sale che in passato era molto importante per varie lavorazioni fra cui quelle delle industrie tessili in cui era usato come fissatore per i colori e nella lavorazione della lana, delle industrie della carta, nella lavorazione delle pelli e in medicina per le sue capacità emostatiche.

La scoperta di giacimenti di questo minerale avvenne intorno al 1460, ad opera di un funzionario dello Stato Pontificio, Giovanni Da Castro, che osservando la presenza sul territorio di piante di agrifoglio, già riscontrato in Turchia, che allora era il luogo di principale produzione della sostanza, ebbe l’intuizione che poteva esserci nel terreno presenza di alunite. La scoperta iniziale avvenne nei pressi dell’attuale frazione di Allumiere, La Bianca.

Lo sfruttamento industriale dei giacimenti ebbe inizio nel 1462 e proseguì per oltre tre secoli seguendo la tecnica dello scavo a cielo aperto, ed alterando quindi pesantemente la fisionomia del paesaggio che anche oggi rivela le spaccature ed i crateri praticati per l’estrazione del materiale.

Dopo il 1500 la produzione dell’allume entrò in una fase di intenso sfruttamento; gli impianti di produzione vennero spostati ai piedi del Monte delle Grazie, venne costruito uno stabilimento per la lavorazione del minerale con tanto di acquedotto e un villaggio per gli operai. Il complesso venne chiamato Le allumiere e diventera’ successivamente l’attuale paese di Allumiere.

Nei duecento anni successivi le cave di Monti della Tolfa divennero le più importanti d’Europa, vennero aperte molte nuove cave in varie località del territorio: nella zona del Castagneto lungo la strada che porta alla località Le Cave, abbiamo i siti della Cava Grande, della Gregoriana, e della Cavetta, la cava Clementina, quindi alle pendici dei monti del Castagneto, che risulterà poi la zona con i più ricchi giacimenti di alunite, si ha la scoperta della cava Castellina, la Cava dei Romani e la cava Rotella.

Nel 1725 venne avviata l’estrazione da una nuova cava, oggi conosciuta come Cavaccia che risultera’ essere la cava più grande. Gli scavi alterarono profondamente il territorio creando nella montagna una sorta di canyon con pareti verticali di oltre 50 metri d’altezza. Oggi il luogo non è più come appariva allora in quanto in questi ultimi anni vi sono stati degli interventi di risanamento del territorio che hanno parzialmente riempito il canalone.

Negli anni successivi le sorti delle cave andarono peggiorando per due motivi: dapprima la scoperta di importanti giacimenti in Spagna fecero perdere alle cave di Allumiere il monopolio europeo, poi nel 1788, con la scoperta dell’allume artificiale le cave precipitarono in una profonda crisi.

Nel 1815 per recuperare competitività, abbassando i costi, si passò ad un nuovo metodo di scavo: lo scavo in galleria. Questo sistema presentava notevoli vantaggi: migliore sfruttamento dei filoni per via del minore materiale di scarto ed estrazione continua non più condizionata dagli eventi meteorologici.

Tra il 1850 ed il 1870 vennero scavati vari pozzi un po’ su tutto il territorio. I più importanti sono: Il Pozzo Gustavo (presso il monte Urbano), la galleria Cesarina (in direzione della Cavaccia), le miniere di Santa Barbara, quella di Val Perella, e quelle in direzione della Cava Grande. Nel 1868 vennero scoperti tre nuovi giacimenti sul versante ovest della località Le Cave: sono i siti della Provvidenza, della Trinità, e della Nord.

Nel 1870 il territorio passò dallo Stato Pontificio allo Stato Italiano. Lo stabilimento di produzione venne trasferito a Civitavecchia, ma oramai la produzione era notevolmente diminuita a causa della minore richiesta di mercato per l’allume di rocca. Successivamente lo stabilimento e i siti d’estrazione, passarono alla Società Montecatini, ma oramai la richiesta era tale che l’estrazione risultava altamente antieconomica, pertanto nel 1941, la società chiuse gli impianti e cessò la produzione di allume che era durata quasi 500 anni.

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