Flora

Sui Monti della Tolfa sono presenti circa 1000 specie vegetali delle circa 6000 presenti in tutta Italia, grazie alla presenza di una grande varietà di am­bienti e alla peculiare posizione geografica di questi rilievi. Interposti tra le pianure della Maremma grossetana a nord e dell’Agro Romano a sud, e tra il mare e I’an­tiappenino, i Monti della Tolfa accolgono infatti un ricco mosaico di situazioni microcli­matiche. In particolare, agiscono da barriera contro i venti marini carichi di umidità, che ristagnano alle pendici o alle quote più bas­se dei rilievi, mentre le zone più alte sono caratterizzate da un clima più secco. Que­st’area è inoltre caratterizzata da terreni di origine geologica molto diversa, ed è popo­lata dall’uomo da millenni, con una notevole differenziazione delle attività agrosilvopa­storali e la costante presenza fino a pochi decenni fa di attività estrattive. Per tutti questi fattori, è una delle zone più interes­santi dal punto di vista vegetale del centro Italia.

Le diverse influenze bioclimatiche, principalmente di tipo continentale e oceanico, convergenti sui Monti della Tolfa, hanno fat­to di questa regione una zona di incontro fra elementi tipici della vegetazione semprever­de mediterranea come il leccio (Quercus ilex) e la sughera (Quercus suber), elementi atlan­tici come il faggio (Fagus sylvotica), il pungi-topo (Ruscus aculeatus) e l’agrifoglio (Ilex aquifolium) ed elementi orientali-balcanici come l’albero di Giuda (Cercis siliquastrum), la marruca (Paliurus spina-christi) e il carpino orientale (Corpinus orientalis).

II clima, per lo meno nei versanti sud-occidentali, è prevalentemente mediterraneo, con precipitazioni spesso in­feriori ai 600 mm annui. Tuttavia 1’effetto barriera” operato dalle colline tolfetane, uni­tamente alla presenza di substrati argillosi (poco permeabili e quindi in grado di trattenere l’umidità) contribuiscono, a livello mi­croclimatico, a determinare il permanere di forme forestali di tipo mesofilo (in condizio­ni, cioè, di media umidità) come i querceti misti e le faggete. Si verifica inoltre una sin­golare inversione della vegetazione per cui la macchia mediterranea occupa le zone più alte delle colline: fenomeno ben evidente in inverno, quando le sottostanti cerrete sono spoglie.

La presenza di diverse specie è dovuta alle variazioni climati­che che hanno interessato l’intera Europa negli ultimi 10.000 anni; in particolare si possono distinguere: un periodo atlantico, molto umi­do, a dominanza di farnia (Quercus robur) (5500-2500 a.C.); un periodo sub-boreale, più secco, in cui la farnia è sostituita dalla rovere (Quercus petroea) (2500-8t10 a.C. ); un periodo sub-atlantico, fresco-umido, in cui si diffuse il faggio (dall’800 a.C.al periodo attuale).
La vegetazione dei Monti della Tolfa è dunque una preziosa testimonianza vivente di antiche situazioni, altrove distrutte o relit­tuali, modificatesi in relazione ai mutamenti climatici.

I boschi

Una delle più grandi ricchezze naturali dei Monti della Tolfa è rappresentata proprio dai suoi estesi e magnifici boschi, in cui si può camminare per ore in solitudine, e che occupano circa la metà del territorio.

Di grande interesse sono la faggeta di Allumiere (il “Faggeto”), estesa per circa 245 ettari a ridosso della strada tra Tolfa e Allumiere e l’esteso querceto a roverella tra Poggio Vivo e Monte Piantangeli.

I boschi di cerro (Quercus cerris), quercia caducifoglia che predilige gli umidi terreni argillosi, costituiscono la vegetazione domi­nante nella aree interne, mentre sui versanti esposti verso il mare domina il bosco mediterraneo caratterizzato dal lec­cio, una quercia sempreverde dall’aspetto arbustivo o arboreo. Il passaggio dall’una al l’altra formazione boschiva è ben evidente, ad esempio, nella Valle del Rio Fiume lungo la S.P. Santa Severa-Tolfa: man mano che ci si allontana dalla costa la lecceta si dirada ce­dendo il posto, in località Macchia del Fagio­lano, alla cerreta.

II leccio è accompagnato da altre tipiche specie termofile quali il lentisco (Pistocia lentiscus), il corbezzolo (Arbutus unedo), la fillirea (Phillyrea latifolia) e da rampicanti co­me la stracciabrache (Smilax aspera) e il ca­prifoglio (Lonicera coprifolium). Frequenti sono anche l’erica arborea (Erica arborea) e la rosa di S. Giovanni (Rosa sempervirens), mentre nel sottobosco il ciclamino primave­rile (Cyclamen repandum) colora di un bel rosso porpora il tappeto della lecceta. II lec­cio, grazie al peculiare apparato radicale, riesce a colonizzare pareti rocciose quasi ver­ticali: una bella lecceta di rupe si può osser­vare presso Rio Fiume, alle pendici della Macchia di Monte Rosso.

Nelle zone più esterne e sottoposte a ta­glio, domina la fillirea accompagnata da lentisco e mirto (Myrtus communis), specie tipicamente termofile, e secondariamente da leccio, corbezzolo ed erica arborea. Nelle zone meno vicine al mare, inoltre, acquistano un carattere più mesofilo, con la fillerea accompagnata da alaterno (Rhramnus olaternus), viburno (Viburnus ti­nus) e pungitopo (Ruscus oculeatus): una ce­nosi che spesso colonizza anche le rive dei fiumi, dal microclima piuttosto fresco. Nelle zone più esposte, la lecceta è sostituita dalla macchia mediterranea a corbezzolo, erica arborea, cisto femmina (Cistus solvifolius), cisto di Montpellier (Cistus monspeliensis) e, su suoli acidi, da nuclei di sughera (Quercus suber). Questa maestosa quercia, presente anche alle porte di Tolfa in località Santa Maria della Sughera, è una specie squisitamente mediterranea.

In primavera stupende fioriture colorano il sottobosco. Il bucaneve (Galanthus nivalis), che com­pare al primo sole post-invernale, l’anemone dell’Appennino (Anemone apennina), il gla­diolo dei boschi (Gladiolus sylvestris), le deli­cate viola bianca (Viola alba) e viola silvestre (Viola reichebachiana) sono solo alcuni dei nu­merosi fiori che popolano le cerrete tolfetane.

Nei boschi di faggio il sottobosco è invece formato dal pungitopo, l’agrifoglio, il ciclamino primaverile, e, in autunno, il ciclamino napoletano.

Il pascolo

Il pascolo cespugliato è forse l’ambiente più caratteristico dei Monti della Tolfa, modellato nel corso dei millenni dai bovini allevati allo stato brado.

Oc­cupa un quarto del territorio, disseminato di alberi isolati, cespugli spinosi, piccole boscaglie e rocce affioranti, disegna un pae­saggio singolare e di grande fascino, talmen­te inconfondibile da essere definito, appunto come “paesaggio tolfetano”.

La peculiarità della sua vegetazione è data dalla predomi­nanza di specie che hanno sviluppato strate­gie adattative per difendersi dal morso degli animali, risultando poco appetibili, indigeri­bili, tossiche o spinose.

Tipici di questo ambiente sono i cespugli di rovi (genere Rubus), il pruno selvatico (Prunus spinosa), la rosa selvatica (genere Rosa), il biancospino, il pero selvatico (Pyrus pyraster) e il pero mandorlino (Pyrus omygdaliformis), la marruca, detta an­che spina di Cristo perché secondo la leg­genda con essa venne intrecciata la corona di spine di Cristo; nelle zone più aride l’erica arborea e l’erica multi‑flora (Erica multiflora), il mirto, il corbezzolo, il terebinto (Pistacin terebinthus) e il lentisco; su sub-strati ricchi in argilla, dove gli incendi si sono ripetuti molte volte a breve intervallo, le ginestre, in partico­lare la ginestra comune (Sportium junceum), il ci­tiso trifloro (Cytisus villosus) e la ginestra dei carbonai (Cytisus scoporius); infine ver­so il mare, ai margini delle macchie, le garighe a cisti,con cisto femmina e cisto rosso (Cistus inconus), anch’esse favo­rite da periodici incendi e lo spinosissimo carciofo selvatico (Cynaro cardunculus).

Tutta questa vegetazione rende l’ambiente molto appetibile per uccelli, insetti e mammiferi grazie alla ricchezza di frutti commestibili e fiori nettariferi.

I pascoli verso il mare sono caratterizzati quindi da specie termofile, mentre salendo di quota e sui versanti più freschi si arricchiscono di specie mesofile pur mantenendo il carattere di pascoli medi­terranei. Dove il pascolo è intenso sono fre­quenti le praterie subnitrofile a grano villoso (Dasypyrum villosum), alte oltre un metro. Caratteristici e diffusi sono anche i prati ad asfodelo (Asphodelus microcarpus).

Molto comuni, soprattutto nelle zone a substrato subacido, anche i pratelli a piante nane dominati da specie come I’evax comune (Evax pygmaeo). Molte anche le specie di le­guminose, soprattutto dei generi Trifolium, Medicogo, Vicio e Hedisarum, tra cui la sulla (Hedisarum coronorium) che tra aprile e mag­gio dà vita a estese fioriture rosso-violetto. Molto appetibili, queste specie consentono,al­meno per una parte dell’anno, il pascolo bra­do dei bovini, dei cavalli e degli asini.

Dove il pascolo è eccessivo aumenta la copertura dei cardi, soprattutto cardo rosso (Carduus nutons), cardo mariano (Silybum marianum), cardoncello azzurro (Corduncellus coeruleus), scartina (Goloctites tormentosa) e zafferanone selvatico (Carthamus lanatus), che si distri­buiscono in base all’umidità, all’acidità del suolo ed al contenuto in nutrienti. Queste specie, pur avendo sviluppato spine e tessuti coriacei, non sono immuni dal pascolo, so­prattutto degli asini.

I prati aridi dei Monti della Tolfa presen­tano un’elevata diversità specifica, fino ad ol­tre 100 specie per ettaro, anch’essa legata alle particolari condizioni bioclimatiche del territorio.

Le orchidee spontanee

In particolare nei pascoli bradi si trova la maggior diversità di orchidee,favori­te dalla concimazione naturale e dalla dimi­nuita concorrenza delle graminacee, divora-te dal bestiame.

Per ammirare e conoscere le nostre piccole ma affascinanti orchidee, i Mon­ti della Tolfa costituiscono senza dubbio un luogo privilegiato. Con 15 generi e 38 specie, questo territorio è, infatti, una delle zone più ricche di orchidee in Italia. Questa ricchezza può essere riferita sia alle condizioni ecotonali (cioè di margine tra due tipologie vegetazio­nali) sia alla presenza di pascoli gestiti da epo­che immemori in modo naturale. Infatti, a ren­dere rare le orchidee è in particolare l’agricol­tura chimica, quasi completamente assente nei Monti dellaTolfa .Gran parte delle orchidee della Tolfa sono specie di praterie a distribu­zione mediterranea ed eurimediterranea, ma non sono rare le specie mesofile,spesso legate anche a macchie e boschi.

Una delle specie più comuni è Anacamptis pyramidalis (30-60 cm), che cresce nei prati-pascoli in genere umidi, ma anche nella mac­chia e lungo i bordi delle strade. Nei prati-pa­scoli soleggiati e umidi, molto comuni tra aprile e maggio sono anche Orchis laxiflora (30-80 cm), Serapias vomeracea (20-50 cm) e Serapias lingua (10-25 cm): quest’ultime due, come gran parte delle congeneri, sono prive di nettare.

Nei prati soleggiati e nella macchia bassa vivono molte specie del genere Ophrys, tra le più appariscenti orchidee nostrane. Co­muni nel territorio sono Ophrys apifero (30-60 cm) e Ophrys sphegodes subsp. sphegodes (10-50 cm), specializzata per attirare le vespe. Una delle più belle e diffuse, anche se localizzata, è I’ofride di Bertoloni (Ophrys bertolonii) (10-35 cm), dai grandi fiori rosa e il labello bruno nerastro molto peloso.

Nelle faggete e in altri boschi umidi è facile osservare Dactylorhizo maculata (30-120 cm). Comune è anche Epipactis helleborine, che vive in castagneti e faggete prediligendo substrati acidi e molto umidi. In questi boschi vive anche il nido d’uccello (Neottia nidus-avis) (10-40 cm), un’orchidea priva di clorofilla che dipende dalle sostanze nutritive fornite dai funghi con cui vive in simbiosi. Eterotrofa è anche Limodorum obortivum, povera in clo­rofilla; come il nido d’uccello,ama terreni cal­carei e vive in faggete, ma anche in macchie e prati asciutti. Peculiare è inoltre Spiranthes spiralis per la sua fioritura autunnale; poco comune, vive ai margini della macchia e i suoi fiori misurano meno di 8 mm.